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E-MIKE News › Antinfortunistica · Pubblicato il · di Michele Farina

Maschere e filtri: cosa significano lettere e colori e quando vanno cambiati

Su ogni filtro ci sono lettere, numeri e una fascia colorata. Dicono da cosa protegge e per quanto. Sbagliare filtro, o tenerlo troppo a lungo, equivale a non averlo.

Un facciale filtrante usa e getta ferma le polveri. Quando nell'aria ci sono gas, vapori di solventi o sostanze più pericolose serve un dispositivo diverso, a cui si applicano filtri scelti in base a ciò che si respira. Il dispositivo e il filtro sono due scelte distinte, ed è utile capirle entrambe.

Su cosa si montano i filtri

DispositivoCome funzionaDa sapere
Facciale filtrante (FFP1, FFP2, FFP3)il facciale stesso è il filtro; si butta a fine turnosolo polveri, fumi e nebbie
Semimascheracopre naso e bocca; i filtri si montano e si cambianodeve aderire al viso: niente barba sul bordo
Maschera interacopre tutto il viso, occhi compresitiene molto più di una semimaschera e protegge gli occhi
Elettrorespiratore con cappuccio o cascoun motore spinge l'aria nel filtro e la porta al visonon richiede tenuta sul viso: adatto anche a chi ha la barba
Respiratore isolanteporta aria pulita da una linea o da bombolel'unico utilizzabile dove manca l'ossigeno o non si sa cosa c'è nell'aria

I primi quattro sono dispositivi filtranti: puliscono l'aria che c'è. Funzionano quindi solo se l'aria contiene abbastanza ossigeno, almeno il 17% secondo i criteri italiani, e se si conosce l'inquinante. Negli spazi confinati, o quando non si sa cosa c'è nell'aria, servono i respiratori isolanti.

Un'avvertenza pratica: molte maschere hanno un attacco proprio, a baionetta o di altro tipo, e accettano solo i filtri dello stesso produttore. Un filtro di un'altra marca, anche se sembra entrare, non garantisce la tenuta.

Cosa dicono le lettere e i colori

Ogni tipo di filtro è indicato da una lettera e da un colore, uguali per tutti i produttori.

I tipi di filtro con la lettera e il colore: A marrone, B grigio, E giallo, K verde, AX marrone, SX violetto, Hg rosso e bianco, NO blu e bianco, P bianco
Lettere e colori sono gli stessi per tutti i produttori.

Due regole che evitano gli errori più gravi. Un filtro antigas non ferma le polveri, e un filtro antipolvere non ferma gas e vapori: se ci sono entrambi serve un filtro combinato, che porta tutte e due le sigle. E nessuno di questi filtri protegge dal monossido di carbonio: per quello, e in generale per i gas che non hanno odore, servono dispositivi isolanti.

Cosa dicono i numeri

Dopo la lettera c'è un numero, da 1 a 3, che significa cose diverse secondo il tipo di filtro.

ClasseFiltri antigas (A, B, E, K)Filtri antipolvere (P)
1capacità piccolaefficienza bassa: lascia passare al massimo il 20%
2capacità mediaefficienza media: al massimo il 6%
3capacità grandeefficienza alta: al massimo lo 0,05%

Per i filtri antigas, quindi, la classe non indica una protezione migliore ma una riserva più grande: un A2 non filtra meglio di un A1, dura di più e sopporta concentrazioni più alte. Per gli antipolvere, invece, il numero dice proprio quanto filtrano.

La sigla ABEK1 P3 letta pezzo per pezzo
Un filtro combinato: quattro tipi di gas, più le polveri.

Sul filtro si trovano anche il nome del produttore, la norma con l'anno, il marchio CE seguito dal numero dell'organismo di controllo, il lotto, la data di scadenza e i simboli per la conservazione. I filtri antipolvere meno recenti riportano anche le sigle R, riutilizzabile, o NR, da usare per un solo turno.

Quando si cambia un filtro antipolvere

Il filtro antipolvere si intasa, e lo si capisce: respirare diventa più faticoso. A quel punto va sostituito subito, perché lo sforzo fa entrare aria dai bordi della maschera. Si cambia anche se è danneggiato, sporco o scaduto. Non si soffia, non si lava e non si rigenera in nessun modo.

Quando si cambia un filtro antigas

Qui la questione è più delicata, perché il filtro antigas non dà segnali. Il materiale che contiene trattiene l'inquinante fino a saturarsi; da quel momento il gas lo attraversa e la maschera non protegge più. Quanto dura dipende dalla concentrazione, dall'umidità, dalla temperatura e da quanto intensamente si respira.

Aspettare di sentire l'odore non è un metodo affidabile. Molte sostanze non hanno odore, o si sentono solo a concentrazioni già dannose, e l'olfatto si abitua. I criteri italiani per l'uso dei dispositivi di protezione chiedono, per questi casi, di stabilire in anticipo quando sostituire il filtro. L'ente inglese per la sicurezza sul lavoro dà un'indicazione concreta: cambiare i filtri di classe 1 almeno ogni due giorni, ogni giorno se la sostanza è cancerogena o può dare allergie respiratorie, e quelli di classe 2 almeno una volta alla settimana, salvo indicazioni più strette del produttore.

Poi ci sono le scadenze. Ogni filtro ha una data stampata, valida finché la confezione è sigillata: oltre quella data non si usa. Una volta aperto, il filtro comincia ad assorbire umidità e inquinanti anche se resta sullo scaffale; alcuni produttori indicano un massimo di sei mesi dall'apertura, altri rimandano al programma di sostituzione dell'azienda. Segnare sul filtro la data di apertura è un'abitudine che costa nulla. Fanno eccezione i filtri AX e quelli per gli ossidi di azoto, che si usano una volta sola, e quelli per il mercurio, limitati a 50 ore.

La tenuta e l'addestramento

Il filtro giusto serve a poco se la maschera non aderisce. La barba lungo il bordo impedisce la tenuta, e la taglia conta: la norma italiana sulla scelta e l'uso di questi dispositivi, la UNI 11719 aggiornata nel 2025, prevede una prova di adattabilità per ogni persona. I dispositivi per le vie respiratorie sono di terza categoria, e la legge richiede che chi li usa riceva un addestramento pratico. Vanno poi puliti e controllati: valvole e guarnizioni si consumano.

In pratica

Per scegliere servono tre informazioni: quale sostanza c'è nell'aria, in che quantità, per quanto tempo si lavora. Con la scheda di sicurezza del prodotto in mano si individuano la lettera del filtro e il dispositivo adatto.

In negozio e con lo showroom itinerante vi aiutiamo a individuare maschere e filtri adatti alle vostre lavorazioni. I cataloghi si scaricano dal sito di E-MIKE Antinfortunistica.

Fonti: HSE, Respiratory protective equipment at work (HSG53); Decreto del Ministero del Lavoro 2 maggio 2001, criteri per l'individuazione e l'uso dei DPI; INAIL, pubblicata la norma UNI 11719:2025 e misure di prevenzione e protezione dagli agenti chimici; Commissione europea, elenco delle norme armonizzate per i dispositivi di protezione individuale; D.Lgs. 81/2008, art. 77; istruzioni d'uso dei filtri di MSA, Moldex e BLS. I contenuti delle norme sono quelli riportati in questi documenti: il testo delle norme è a pagamento. Pagine consultate il 5 ottobre 2026.