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E-MIKE News › Tech · Pubblicato il · di Michele Farina

Backup: la regola 3-2-1, e perché una copia sola non basta

Quasi tutti hanno una copia dei propri dati. Pochi ne hanno una che funziona davvero il giorno in cui serve. La differenza sta in una regola semplice, che si chiama 3-2-1.

Un disco che si rompe, un portatile rubato, un file cancellato per sbaglio, un virus che blocca tutto e chiede un riscatto: i modi per perdere i dati sono tanti, e nessuno avvisa prima. La copia di sicurezza serve a questo. Ma una copia sola, fatta ogni tanto e tenuta accanto al computer, protegge molto meno di quanto si creda.

La regola

La regola 3-2-1 è indicata, tra gli altri, dall'ente americano per la sicurezza informatica in un documento sulle opzioni di backup, che parte da una premessa chiara: salvare una sola copia può non bastare.

La regola 3-2-1: tre copie, due supporti diversi, una copia fuori sede
Tre numeri, facili da ricordare.

Tre copie di ogni file importante: quella con cui si lavora e due di sicurezza. Su due tipi di supporto diversi, perché supporti diversi si guastano in modi diversi. E una delle copie fuori sede, cioè lontano dall'ufficio o da casa.

Perché non basta una copia accanto al computer

Ogni numero della regola risponde a un rischio preciso. Se la copia sta sullo stesso disco del computer, quando quel disco si guasta o viene rubato si perdono insieme originale e copia. Se sta su un disco esterno sempre collegato, un fulmine o un virus possono colpire tutti e due: per questo il documento raccomanda di scollegare il supporto appena finito il backup. E se tutte le copie stanno nello stesso edificio, basta un incendio, un allagamento o un furto per perderle insieme.

La copia automatica può copiare anche il danno

C'è un rischio meno ovvio. I backup che si aggiornano da soli sono comodi, ma possono propagare in silenzio alla copia qualsiasi danno presente nei file originali: un documento rovinato, un file cancellato, i dati cifrati da un virus. Dopo il prossimo aggiornamento la copia è identica all'originale, cioè inservibile.

Per lo stesso motivo una cartella sincronizzata, di quelle che tengono allineati computer e cloud, non è un backup: replica fedelmente anche le cancellazioni e gli errori. Un backup vero deve permettere di tornare indietro, alla versione di ieri o della settimana scorsa.

Un esempio: i dati sul computer, una copia su disco o NAS in ufficio, una copia nel cloud fuori sede
Due supporti diversi in sede, più una copia lontana.

Il cloud, e i suoi limiti

La copia nel cloud è il modo più pratico per avere quella fuori sede: protegge dai casi peggiori, quelli in cui si perde tutto ciò che sta in ufficio. Non è però magica. Se è l'unica copia e si limita a rispecchiare i file del computer, eredita gli stessi problemi di cui sopra. Funziona quando conserva più versioni nel tempo e quando qualcuno controlla che le copie vadano a buon fine.

Un backup che non è mai stato provato

L'ultima cosa che di solito manca è la prova. Un backup serve solo se i dati si riescono a recuperare, e l'unico modo per saperlo è provare a ripristinarli prima che serva davvero. Farlo una volta ogni tanto, su qualche file a campione, evita la sorpresa peggiore: scoprire nel momento del bisogno che le copie erano vuote o illeggibili.

Come lo facciamo noi

Come E-MIKE Tech partiamo da un'analisi di quali dati ci sono e dove stanno, poi organizziamo le copie: in sede, su disco o NAS, e fuori sede con il nostro servizio di backup in cloud, su datacenter italiani, con dati cifrati, copie ridondate e controlli sull'esito di ogni operazione. Su richiesta eseguiamo la prova di ripristino, per verificare che i dati salvati siano davvero utilizzabili.

Non conserviamo solo l'ultima copia. Di ogni backup teniamo più versioni nel tempo, quelle che in gergo si chiamano snapshot (o versioning): se un file viene rovinato o cancellato oggi, si può tornare a com'era ieri, la settimana scorsa o più indietro. Le versioni sono salvate in posti diversi tra loro, così un problema che colpisce l'ultima non può propagarsi a quelle precedenti.

Non è una precauzione teorica. Ci è capitato più volte di intervenire in aziende nostre clienti che si erano trovate con tutti i computer, il server e il NAS cifrati da un virus, cioè con i dati di lavoro e la copia in sede resi illeggibili nello stesso momento. A salvarle è stata la copia fuori sede, con le sue versioni precedenti all'attacco: senza quella avrebbero perso tutto.

Fonti: US-CERT (oggi CISA, l'agenzia degli Stati Uniti per la sicurezza informatica), Data Backup Options, documento di P. Ruggiero e M. Heckathorn della Carnegie Mellon University, 2012. Dal documento vengono la regola e i rischi descritti; le indicazioni sulle versioni e sulla prova di ripristino, e i casi raccontati, vengono dalla nostra esperienza. Pagina consultata il 5 ottobre 2026.