È una sigla che si sente ovunque e che pochi sanno spiegare. Non è un trucco e non è pubblicità: è il lavoro che aiuta Google a capire un sito, e le persone a trovarlo.
Chi ha un'attività prima o poi se lo sente dire: «il sito va ottimizzato per la SEO». Di solito la frase arriva insieme a un preventivo, e raramente a una spiegazione. Vale la pena sapere di che cosa si parla, anche solo per capire cosa si sta comprando.
SEO sta per search engine optimization, ottimizzazione per i motori di ricerca. La definizione più semplice la dà Google stesso nella sua guida introduttiva: la SEO serve ad aiutare i motori di ricerca a comprendere i contenuti di un sito e ad aiutare le persone a trovarlo, e a decidere se visitarlo.
Le due parti vanno insieme. Un sito può essere bello e ben scritto, ma se Google non riesce a leggerlo o a capire di cosa parla, chi cerca quel servizio non lo vedrà mai.
Non esiste un registro di tutte le pagine del web. Google le scopre da solo, in tre fasi, e non tutte le pagine riescono a superarle.


Nella prima, programmi automatici percorrono il web seguendo i link e scaricano testi, immagini e video. Nella seconda, quei contenuti vengono analizzati e archiviati in un enorme archivio, l'indice. Nella terza, quando qualcuno fa una ricerca, Google pesca dall'indice le pagine che ritiene più pertinenti e le mette in ordine.
La SEO lavora su tutte e tre: fa in modo che il sito si possa visitare senza ostacoli, che sia chiaro di cosa parla ogni pagina, e che il contenuto risponda davvero a ciò che le persone cercano.


In una pagina di risultati convivono due cose. Gli annunci sono spazi a pagamento, indicati come tali. Il resto sono i risultati cosiddetti organici, e lì non si compra nulla: Google dichiara di non accettare denaro per inserire un sito tra i risultati o per migliorarne la posizione, e precisa che fare pubblicità non ha alcun effetto sulla presenza del sito nei risultati organici.
La pubblicità dà visibilità subito e finché si paga. La SEO lavora sui risultati organici: richiede più tempo, ma quello che costruisce resta.
Qui Google è molto netto. Nella pagina dedicata a chi cerca un consulente scrive: «Nessuno può garantire il raggiungimento della prima posizione nei risultati di Google». E invita a diffidare di chi promette una posizione precisa o vanta rapporti speciali con Google.
Non esistono nemmeno segreti o scorciatoie, e ci vuole tempo. Alcune modifiche hanno effetto in poche ore, altre richiedono diversi mesi; Google consiglia di aspettare almeno qualche settimana prima di giudicare un intervento.
In tre tipi di lavoro. Il primo riguarda i contenuti: pagine utili, scritte per le persone, che rispondono alle domande di chi cerca. Il secondo riguarda la struttura: un sito ordinato, in cui ogni pagina ha un argomento chiaro e si raggiunge facilmente. Il terzo è la parte tecnica, quella che il visitatore non vede e che sta nel codice: ne parliamo nell'articolo Il sito che non si vede.
Per un'attività locale si aggiunge la presenza sulle mappe, perché molte ricerche finiscono con «vicino a me» o con il nome del paese.
Come E-MIKE Digital partiamo da un'analisi del sito e di come viene trovato oggi, e da lì proponiamo gli interventi che servono. Misuriamo i risultati e non promettiamo posizioni: chi lo fa, come si è visto, promette una cosa che non dipende da lui.
Fonti: Google Search Central, Guida introduttiva all'ottimizzazione per i motori di ricerca (SEO), Guida approfondita sul funzionamento della Ricerca Google e Hai bisogno di un esperto SEO?. Pagine consultate il 5 ottobre 2026.

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