Per anni accanto all'indirizzo dei siti c'è stato un lucchetto. Dice una cosa precisa sul collegamento, e non dice nulla su chi c'è dall'altra parte.
Gli indirizzi dei siti cominciano con «http» oppure con «https». La «s» in più sta per secure, sicuro, e riguarda il collegamento tra il sito e il browser, il programma con cui si naviga. La guida di Chrome, il browser di Google, lo spiega alla pagina Verificare se la connessione di un sito è sicura: HTTPS si regge sui certificati dei siti, che «criptano il collegamento tra un sito e il tuo browser».


Le protezioni sono due, e le descrive web.dev, il sito di Google per chi costruisce pagine web. HTTPS impedisce a un estraneo di ascoltare quello che il sito e il visitatore si scambiano, e aiuta a impedire che lo modifichi lungo la strada. L'estraneo non è per forza un criminale: tra gli esempi ci sono i fornitori di connessione che inseriscono annunci nelle pagine. Senza HTTPS, avverte la guida di Chrome, qualcuno potrebbe vedere e modificare le informazioni inviate e ricevute.
Il certificato lo rilascia un'autorità di certificazione, dopo aver verificato che chi lo chiede controlla davvero quel dominio, cioè il nome del sito. Lo spiega Let's Encrypt, autorità di certificazione gestita da un'organizzazione senza scopo di lucro: chiunque possieda un nome di dominio può ottenere un certificato a costo zero, con una procedura automatica. Il certificato lega quindi il collegamento a un nome: chi apre un indirizzo parla con chi controlla quell'indirizzo, e non con un altro.


Qui sta l'equivoco. Un certificato di questo tipo, scrive Let's Encrypt, afferma che una chiave appartiene a un dominio e non dice nient'altro sul contenuto del sito o su chi lo gestisce. Anche chi mette in piedi un sito truffa può registrare un nome e ottenere il certificato. Google lo ha scritto nel 2023 sul blog di Chromium, il progetto da cui nasce Chrome: quasi tutti i siti di phishing usano HTTPS, e il lucchetto non indica che un sito è affidabile. Del phishing parliamo nell'articolo Phishing: come si riconosce una mail trappola.
Il consiglio della guida di Chrome vale più del simbolo: anche sui siti sicuri, per essere certi di trovarsi nel posto giusto si controlla il nome del sito nella barra degli indirizzi.
Proprio perché il lucchetto veniva scambiato per un marchio di garanzia, nel 2023 Google ha annunciato che in Chrome per computer lo avrebbe sostituito con un'icona neutra, quella che di solito indica le impostazioni. Oggi la guida di Chrome parla di un simbolo a sinistra dell'indirizzo e insiste sull'avviso opposto: quando un sito non usa HTTPS, nella barra compare la scritta «Non sicuro». Gli altri browser hanno simboli propri. La regola pratica è una: l'assenza dell'avviso è normale, la sua presenza è un segnale.
Un sito che presenta un'attività e non vende nulla ne ha bisogno lo stesso. web.dev chiama «errore comune» l'idea che HTTPS serva solo a chi tratta dati delicati. Le ragioni pratiche sono tre. Senza HTTPS, accanto al nome dell'azienda il visitatore legge «Non sicuro». Quello che scrive in un modulo di contatto viaggia leggibile. E molte funzioni recenti dei browser richiedono HTTPS. Anche Google, tra le domande per valutare una pagina, chiede se è pubblicata in modo sicuro: ne abbiamo accennato in Il sito che non si vede.
Come E-MIKE Digital ci occupiamo, oltre che del sito, anche di dominio e spazio web. I siti che mettiamo online hanno HTTPS attivo dal primo giorno, compresi quelli che servono solo a presentare un'attività.
Fonti: Guida di Google Chrome, Verificare se la connessione di un sito è sicura e Gestisci la sicurezza e la protezione di Chrome; web.dev, Perché HTTPS è importante; Let's Encrypt, Informazioni, Come funziona e The CA's Role in Fighting Phishing and Malware; Chromium Blog, An Update on the Lock Icon; Google Search Central, esperienza sulle pagine. Pagine consultate il 5 ottobre 2026.

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