Sul telefono il logo è nitido, quindi il file va bene per la stampa. È un ragionamento che sentiamo spesso e che quasi mai regge: uno schermo largo pochi centimetri nasconde i difetti che una maglietta o un adesivo da vetrina mettono in mostra.
Per un preventivo di magliette, adesivi o biglietti da visita ci arriva spesso il logo dell'azienda come immagine JPG, inoltrata da una chat. Stampata a venti centimetri di larghezza, quell'immagine esce con i bordi a scalini e un velo di sfocatura. Il file non è rovinato: è fatto in un modo che non sopporta l'ingrandimento.
I file di immagine appartengono a due famiglie. Le descrive Adobe, l'azienda americana che produce Photoshop e Illustrator, nelle sue pagine sui file raster e sui file vettoriali.
Un'immagine raster, o «a pixel», è un mosaico di quadratini colorati: i pixel, appunto. Sono fatte così le fotografie, e sono raster i formati più diffusi, il JPG (o JPEG) e il PNG. Il numero dei pixel è fisso: per ingrandire l'immagine si può soltanto ingrandire ogni quadratino, finché si distingue a occhio nudo. È l'effetto che Adobe chiama pixelizzazione e che tutti chiamano «sgranato».


Un file vettoriale non contiene pixel. Contiene istruzioni di disegno: dove mettere i punti, come unirli con linee e curve, quali colori usare. Il programma che apre il file ridisegna le forme alla misura richiesta. Per questo, scrive Adobe, un logo salvato in vettoriale non può perdere risoluzione: su un francobollo o su un cartellone i contorni restano netti. I formati vettoriali più comuni sono AI (quello di Illustrator), EPS, PDF e SVG.
L'estensione del file, però, non è una garanzia. Un PDF può contenere anche immagini a pixel, e lo stesso vale per un SVG. Un JPG salvato come PDF resta un JPG.
Il JPG ha poi un limite suo. Per alleggerire il file usa una compressione che scarta una parte dei dati, e secondo Adobe a perdere nitidezza sono proprio le linee e i bordi netti, cioè la materia di cui è fatto un logo.
Uno screenshot contiene soltanto i pixel dello schermo su cui è stato fatto, comprese le parti che con il logo non c'entrano. E nella nostra esperienza i loghi inoltrati in una chat o salvati da una pagina social arrivano quasi sempre più piccoli e più compressi dell'originale. Sono copie fatte per essere guardate su un telefono, e per quello bastano.
C'è infine lo sfondo. Il JPG non prevede la trasparenza: il bianco attorno al logo fa parte dell'immagine. Il PNG, invece, può avere lo sfondo trasparente.


Su un capo colorato quel rettangolo va tolto prima di stampare. Nella stampa DTF, con cui si personalizza gran parte dell'abbigliamento, anche il bianco è un inchiostro, e verrebbe stampato insieme al resto. Adobe stessa avverte che i pixel quadrati non sempre si trasferiscono bene su tessuti e indumenti, e consiglia il vettoriale per loghi e stampe su magliette. Per le scritte in vinile intagliate il vettoriale è indispensabile: la lama del plotter segue un tracciato, e in un'immagine a pixel un tracciato non c'è.
Un logo disegnato da un grafico è nato quasi certamente in vettoriale. Basta chiedergli il file originale, in formato AI, EPS, SVG o PDF vettoriale, e conservarlo. Conviene farsi dare anche un PNG con lo sfondo trasparente, per gli usi di tutti i giorni.
Le fotografie restano immagini a pixel, ed è giusto così. Quanti pixel servano dipende dalla misura della stampa e dalla tecnica: un numero valido per tutto non esiste.
Capita che il file vettoriale sia andato perso, o che non sia mai esistito. Trasformare un'immagine a pixel in un disegno vettoriale è molto più difficile del contrario, ricorda Adobe. Il logo però si può ridisegnare, ricostruendone forme e scritte a partire dall'immagine che si ha.
Come E-MIKE Studio verifichiamo la grafica che riceviamo prima di stampare, formato e risoluzione compresi, e diciamo subito se regge la misura richiesta. Se non regge e l'originale non si trova, valutiamo insieme come procedere: il nostro servizio di grafica si occupa anche di loghi e prepara il file pronto per la stampa. Prima di produrre c'è sempre una prova da confermare. Dei colori, che sono un'altra fonte di sorprese, abbiamo scritto a proposito di RGB e CMYK.
Fonti: Adobe, File raster, File vettoriali e File JPEG. Dalle fonti vengono le definizioni di raster e vettoriale, i formati, la compressione del JPG e la trasparenza. Sono indicazioni nostre, dall'esperienza di lavoro, quelle su screenshot, chat e social, sullo sfondo bianco nella stampa su tessuto, sul vinile intagliato e su che cosa chiedere al grafico. Pagine consultate il 5 ottobre 2026.

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