Il logo che sul monitor era di un arancione acceso, sul biglietto da visita esce più spento. Non è un errore di stampa: schermo e carta producono i colori in due modi opposti.
È una delle domande che riceviamo più spesso: perché il colore stampato non è uguale a quello che vedevo sullo schermo? La risposta non sta nella stampante. Sta nel fatto che uno schermo e un foglio di carta fanno, con il colore, due cose completamente diverse.
Un monitor crea i colori accendendo punti di luce rossa, verde e blu: da qui la sigla RGB, red, green, blue. Più luce si somma, più il colore è chiaro, e le tre luci insieme alla massima intensità danno il bianco. È un sistema che parte dal buio e aggiunge.
Un foglio stampato non emette nulla. Riceve la luce dell'ambiente e ne rimanda una parte, quella che gli inchiostri non hanno trattenuto. Gli inchiostri di base sono quattro: ciano, magenta, giallo e nero, in sigla CMYK. Qui si parte dal bianco della carta e si toglie: più inchiostro si sovrappone, più il colore si scurisce.


I due sistemi non coprono gli stessi colori. Lo spiega Adobe nella sua guida ai metodi colore: un monitor e una stampante lavorano in spazi di colore diversi, e di conseguenza alcuni colori visibili su un monitor non possono essere riprodotti in stampa. Vale anche il contrario.
Capita soprattutto con i colori più accesi e luminosi. Sullo schermo sono fatti di luce, sulla carta bisogna imitarli con dei pigmenti. Quando un file passa da RGB a CMYK, un colore che gli inchiostri non possono riprodurre viene sostituito dal più vicino tra quelli stampabili, e il risultato è meno brillante.

Poi c'è il supporto. Su una carta patinata, liscia e lucida, l'inchiostro resta in superficie e il colore appare pieno. Su una carta non patinata, quella più ruvida e naturale, l'inchiostro viene assorbito e lo stesso colore risulta più smorzato. Pantone, che pubblica le guide ai colori usate da grafici e stampatori, stampa infatti ogni suo colore due volte, su carta patinata e non patinata, perché l'aspetto è nettamente diverso.
Lo stesso succede con i tessuti, il vinile degli adesivi, il metallo. Ogni materiale ha il suo bianco di partenza e il suo modo di trattenere il colore.


C'è poi un fatto che complica il confronto: lo schermo non è un riferimento fisso. Lo stesso file appare diverso su un telefono, su un portatile e su un monitor da ufficio, e cambia con la luminosità impostata. Giudicare un colore dal telefono significa confrontare la stampa con qualcosa che a sua volta cambia.
La prima cosa è saperlo, per non scegliere un colore che esiste solo sullo schermo. La seconda è lavorare il file in CMYK fin dall'inizio, quando è destinato alla stampa. La terza, per i colori che contano davvero come quelli di un marchio, è riferirsi a un campione fisico, per esempio un colore di una guida Pantone, invece che a un valore sullo schermo.
E infine la prova di stampa: vedere il colore sul materiale vero prima di stampare tutta la tiratura. Nel nostro modo di lavorare c'è sempre un passaggio di prova e conferma, proprio per questo. Se non avete un file pronto, la grafica la prepariamo noi, già pensata per il materiale su cui andrà.
Fonti: Adobe, Metodi colore e spazi cromatici e Il bianco e il nero sono colori?; Pantone, significato di «coated» e «uncoated» nelle guide ai colori. Pagine consultate il 5 ottobre 2026.

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