È la tecnica con cui oggi si personalizza gran parte dell'abbigliamento: magliette, felpe, divise, borse. Il disegno non viene stampato sul tessuto, ma su un film, e poi trasferito con il calore.
Chi ordina delle magliette personalizzate si sente spesso proporre la stampa DTF, e la sigla dice poco. Capire come funziona aiuta a sapere cosa aspettarsi: su quali capi va bene, cosa la distingue dalle altre tecniche e da cosa dipende la qualità del risultato.
DTF sta per Direct-to-Film, cioè «direttamente su film». Come spiega Mimaki, uno dei produttori di queste macchine, una stampante a getto d'inchiostro stampa il disegno su un film speciale usando inchiostri a pigmento e uno strato di bianco. Sull'inchiostro ancora fresco si applica una polvere adesiva che fonde con il calore; il film passa in un forno, che asciuga l'inchiostro e fissa la polvere. A quel punto si ha un transfer pronto, che viene applicato al capo con una pressa a caldo.



Lo strato di bianco è ciò che permette di stampare su qualsiasi colore. Su una maglietta nera gli inchiostri colorati, da soli, sparirebbero: il bianco fa da fondo, e i colori sopra restano pieni e fedeli. È il motivo per cui con questa tecnica una grafica a colori viene bene anche sui capi scuri.
Si stampano loghi, immagini, fotografie, scritte, e anche elementi diversi da un capo all'altro, come nomi e numeri sulle maglie di una squadra.
Il grande vantaggio è la versatilità. Il transfer si applica su cotone, poliestere, tessuti misti, e anche su materiali come la seta e la pelle. Questo la distingue dalla stampa diretta sul capo, che i produttori indicano soprattutto per il cotone e che richiede di trattare il tessuto prima di stampare: con la DTF questo passaggio non serve.
Per questo si presta ai capi tecnici e alle divise da lavoro, spesso in poliestere o in tessuti misti, oltre che a borse, cappellini e grembiuli.
Non ci sono telai o impianti da preparare: il disegno viene stampato direttamente dal file. Una maglietta sola, venti con nomi diversi o duecento tutte uguali si fanno con lo stesso procedimento, e i transfer si possono preparare in anticipo e applicare quando servono.
Qui conta chi la fa. Lo dice lo stesso produttore: oltre alla qualità di stampa, sono la qualità del film e della polvere, e i tempi e le temperature di asciugatura e di pressa, a decidere il risultato finale. Due stampe DTF che sembrano uguali appena fatte possono comportarsi in modo molto diverso dopo qualche mese di utilizzo e di lavaggi.
Un limite da conoscere: il disegno resta sulla superficie del tessuto, come una pellicola sottile. Su una grafica piccola non si nota; su una grafica molto grande e piena si sente al tatto, e il tessuto in quel punto traspira meno.
Accanto alla versione classica a colori lavoriamo con transfer metallizzati oro e argento, fluorescenti, glitterati e fotoluminescenti, e con una versione specifica per il poliestere e i tessuti tecnici, che impedisce al colore del tessuto di affiorare nella stampa.
La DTF non è sempre la risposta giusta. Per un logo che deve dare un'idea di pregio c'è il ricamo, per le scritte e i numeri a tinta unita il vinile termosaldabile, per chi vuole un elemento in rilievo le toppe. Raccontateci il capo, la quantità e l'uso: la tecnica la scegliamo insieme.
Fonti: Mimaki Europe, What is DTF printing?; Epson, DTG & DTFilm Printing Made Simple (24 marzo 2025). Pagine consultate il 5 ottobre 2026.

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