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E-MIKE News › 3D Lab · Pubblicato il · di Michele Farina

Stampa 3D a filamento: come funziona davvero, cosa si può fare e cosa no

Una stampante 3D non fa tutto da sola: tra la richiesta e il pezzo finito ci sono un modello da disegnare, scelte da fare e ore di macchina. Come funziona la stampa a filamento, cosa riesce bene e dove si ferma.

«Mi serve questo pezzo, me lo stampate?» È la richiesta che riceviamo più spesso, e quasi sempre sottintende che basti premere un tasto. La stampante esegue, ma prima qualcuno deve disegnare il pezzo, decidere come orientarlo, scegliere il materiale e mettere in conto che la prima stampa potrebbe non essere quella buona. Saperlo aiuta a chiedere la cosa giusta e a capire tempi e costi.

Come funziona

FDM è la sigla della stampa a filamento: un filo di plastica viene fuso da un ugello e depositato in strati sottili, uno sopra l'altro, finché il pezzo è completo. L'ugello più usato ha un foro di 0,4 mm e ogni strato è alto, di solito, tra uno e due decimi e mezzo di millimetro: strati più sottili danno superfici migliori, strati più alti fanno finire prima.

Il pezzo non è pieno. Ha un guscio esterno compatto e, all'interno, un riempimento che si sceglie caso per caso. Conta quanto è fitto, ma anche il motivo con cui è disegnato: griglia, nido d'ape, giroide e altri, a parità di materiale, non danno la stessa resistenza e non reggono gli sforzi nelle stesse direzioni.

A sinistra l'ugello deposita la plastica fusa a strati sul piano di stampa; a destra tre motivi di riempimento (griglia, nido d'ape, giroide) e tre densità
Come si forma un pezzo a filamento e com'è fatto dentro.

Prima di tutto serve un modello 3D

La stampante lavora su un file tridimensionale, nei formati STL, 3MF o STEP. Chi ha già il disegno CAD parte da lì. Chi ha solo uno schizzo, una foto o un pezzo rotto ha bisogno di un passaggio in più: il pezzo va misurato e ridisegnato, e questo lavoro spesso pesa più della stampa.

Il disegno va poi pensato per questa tecnologia. Le pareti non dovrebbero scendere sotto il millimetro circa. Le parti a sbalzo inclinate oltre i 45 gradi hanno bisogno di supporti. I fori piccoli escono un po' più stretti del disegno, e i pezzi che devono incastrarsi vanno progettati con qualche decimo di millimetro di gioco. Un pezzo nato per lo stampaggio a iniezione o per la fresatura quasi sempre va adattato.

A sinistra una parte a sbalzo inclinata di 45 gradi, stampata senza supporti; a destra uno sbalzo orizzontale sostenuto da supporti ad albero
Le parti a sbalzo: fino a 45 gradi non serve nulla, oltre vanno sostenute.

La preparazione decide resistenza, aspetto e tempi

Il modello passa in un programma che lo taglia in strati e calcola il percorso dell'ugello. Qui si fanno le scelte che contano: come orientare il pezzo sul piano, dove mettere i supporti, quante pareti, quale riempimento e quanto fitto.

L'orientamento è la più importante. Un pezzo stampato a strati è più debole tra uno strato e l'altro che lungo lo strato: secondo le prove pubblicate da produttori e laboratori, in quella direzione regge a trazione tra il 40 e il 75% e sopporta gli urti molto meno. Un gancio stampato in verticale può spezzarsi dove lo stesso gancio, stampato disteso sul piano, tiene senza problemi.

Lo stesso gancio a L sul piano di stampa: in verticale, con una crepa tra gli strati del gambo, e disteso, integro
Lo stesso gancio sul piano di stampa: cambia solo come è stato orientato.

Stampa e finitura

Un pezzo piccolo richiede da mezz'ora a qualche ora, uno più voluminoso può occupare la macchina per una notte. Le stampanti di oggi sono molto più veloci e affidabili di quelle di qualche anno fa: livellano il piano da sole, compensano le vibrazioni, si accorgono se il filamento finisce. Una stampa può comunque fallire, perché il primo strato non aderisce o perché il pezzo si imbarca raffreddandosi, e allora si ricomincia. Alcuni materiali vanno anche asciugati prima dell'uso: il nylon, per esempio, assorbe l'umidità dell'aria e, se viene stampato umido, dà pezzi molto meno resistenti.

A stampa finita si tolgono i supporti, che lasciano un segno dove toccavano il pezzo. Poi, se serve, si carteggia, si vernicia, si inseriscono a caldo boccole filettate in ottone per le viti, si incollano tra loro le parti di un pezzo stampato in più sezioni.

I materiali: uno per ogni uso

La scelta del filamento conta quanto il disegno. Le temperature che seguono vengono dalle schede tecniche dei produttori di filamento: cambiano da una marca all'altra e indicano quando il materiale comincia a cedere sotto carico, non la temperatura a cui il pezzo può lavorare tutto il giorno.

Il PLA è il materiale dei prototipi e dei modelli: preciso, economico, disponibile in molti colori e finiture. Si ammorbidisce però già tra 55 e 60 °C, quindi in un'auto al sole si deforma, e non regge all'aperto. Il PETG è più tenace e arriva intorno ai 70 °C: è la scelta abituale per supporti, staffe e pezzi funzionali. Il PCTG gli somiglia, ma resiste molto meglio agli urti.

ABS e ASA arrivano a 90-100 °C e sopportano gli sforzi meccanici. L'ASA in più resiste ai raggi UV e alle intemperie, ed è il materiale per ciò che resta all'esterno; l'ABS al sole ingiallisce. Il policarbonato supera i 110 °C ed è tra i più tenaci, ma anche tra i più difficili da stampare. Il TPU è una gomma: serve per guarnizioni, paracolpi, piedini.

Per i pezzi più sollecitati ci sono i materiali caricati con fibra di carbonio o di vetro. Nylon e PET rinforzati sono rigidi, stabili e reggono, secondo il tipo, da 130 a oltre 200 °C; richiedono però ugelli in acciaio temprato, una macchina chiusa e filamento ben asciutto. La fibra aggiunta al PLA o al PETG li rende più rigidi e dà una superficie opaca che nasconde gli strati, ma non ne aumenta la resistenza al calore.

Cosa riesce bene

La stampa a filamento dà il meglio sui pezzi funzionali: staffe, supporti, coperchi, contenitori per l'elettronica, dime e attrezzi per il montaggio, ricambi che non si trovano più. Il prototipo è il suo terreno naturale, perché tra una versione e la successiva passano ore, non settimane, e modificare il disegno non costa uno stampo nuovo.

Lo stesso vale per le serie. Senza stampo, dieci pezzi o trecento costano ciascuno più o meno lo stesso, e si possono produrre man mano che servono, cambiando un dettaglio tra un lotto e l'altro. Le foto mostrano un lavoro di questo tipo: 110 modellini, ciascuno fatto di più pezzi stampati in serie, verniciati dove serviva e poi assemblati.

Dieci pezzi bianchi uguali stampati in 3D
Un pezzo, tante copieUno dei pezzi del modellino, stampato in serie.
Pezzi arancioni dello stesso modellino, appena stampati
Altri due pezzi, ancora grezziCosì escono dalla stampante: prima dell'assemblaggio sono stati verniciati.
Una fila di modellini completi, con base e adesivi
I modellini finitiPezzi assemblati e verniciati, con la base e gli adesivi, anche questi fatti da noi.

Su un pezzo piccolo, con una macchina ben tarata e un materiale stabile, la precisione è nell'ordine di uno o due decimi di millimetro. Si stampa anche a più colori, per loghi, scritte e indicazioni in rilievo; ogni cambio di colore però allunga i tempi e scarta materiale.

Dove si ferma

Gli strati si vedono e si sentono al tatto: una superficie liscia come quella di un pezzo stampato a iniezione si ottiene solo con carteggiatura e verniciatura. I dettagli più fini di mezzo millimetro si perdono, perché il limite è il diametro dell'ugello: per miniature, gioielli e particolari minuti è più adatta la stampa a resina. I filamenti trasparenti danno pezzi traslucidi, non limpidi come il vetro.

Un pezzo stampato non è a tenuta stagna per sua natura. Con impostazioni dedicate o una sigillatura può contenere acqua, ma non va considerato adatto a lavorare in pressione. Non è nemmeno adatto al contatto con gli alimenti: tra gli strati restano solchi che non si riescono a pulire, e gli stessi produttori di filamento lo sconsigliano.

C'è infine un limite economico. Il costo per pezzo resta quasi uguale al crescere della quantità, mentre con lo stampaggio a iniezione, pagato lo stampo, scende molto. Il punto in cui conviene passare allo stampo dipende dal pezzo: le stime pubblicate vanno da qualche centinaio a circa duemila pezzi.

Cosa facciamo noi

Nel nostro laboratorio non stampiamo pezzi di grandi dimensioni. Siamo specializzati nella prototipazione rapida di pezzi piccoli e medi e nelle produzioni in serie, con i materiali descritti sopra. Si può partire da un file già pronto, da un disegno quotato o dal pezzo da riprodurre: guardiamo insieme a cosa deve servire, e da lì scegliamo materiale e orientamento. Quando la stampa a filamento non è la strada giusta, lo diciamo prima di cominciare.